VIRUSINDEX: DOVE VANNO I MERCATI FINANZIARI

Voglio chiamarlo il Virusindex, un nuovo indicatore di mercato. Cerchiamo di usare i dati oggettivi sul contagio per analizzare quello che già successo e quello che potrebbe succedere sui mercati finanziari. Vediamo prima i dati sul fenomeno epidemiologico e poi quelli sui mercati.

Dati sul coronavirus derivati dallo studio epidemiologico cinese su oltre 70mila casi pubblicato il 17 febbraio: contagioso come l’influenza, tassi di mortalità intorno alle 2-3% (uomini 2,8%, donne al 1,7%) che tuttavia scendono allo 0,9% se si considerano persone che non avevano problemi generali legati ad altre patologie, infatti i tassi salgono dal 5,6% in caso di malati oncologici a circa il 10% in caso di malati con patologie cardiache. I rischi di mortalità sono dello 0,2-0,4% per le fasce di popolazione fino a 50 anni e salgono fino al 15% per chi ha oltre 80 anni (tuttavia è facile immaginare che nelle classi di età maggiori ci siano più persone con precedenti patologie quindi il rischio legato solo all’età è sicuramente più basso anche se non c’è un dato disaggregato).

In sintesi: è facilmente trasmissibile e soprattutto un pericolo per le persone più deboli soprattutto non avendo un vaccino e avendo un tasso di mortalità più alto rispetto alla semplice influenza che si aggira su circa 0,1%.  Nel caso dell’influenza, infatti, esiste la possibilità di proteggere le categorie più deboli a priori piuttosto che dover poi curarle in massa in emergenza (in Italia abbiamo circa 8000 decessi annui correlati all’influenza nonostante una copertura vaccinale di circa il 50% per persone sopra i 65 anni che sono oltre 13 milioni). Tutti questi dati per spiegare (altrimenti sarebbero forse tutti impazziti i politici cinesi, quelli italiani…?) quello che abbiamo visto nei giorni scorsi in Cina, con milioni di persone in quarantena e che stiamo vedendo adesso nel nord del paese. Ci si meraviglia dell’atteggiamento di reazione delle persone (corsa ai supermercati, limitazioni di spostamenti ecc.) ma se poi ai primi casi si manda personale medico in assetto da guerra batteriologica e si chiudono aree con l’esercito è normale che la reazione (a volte troppo allarmistica certamente) sia quella. Non puoi mandare l’esercito da un lato e dire comportatevi come al solito dall’altro senza generare “perplessità”.

Quanto premesso serve ad arrivare all’aspetto economico della questione in quanto poi i comportamenti di massa, giusti o sbagliati che siano dai diversi punti di vista, determinano conseguenza economiche importanti. Un fattore sembra chiaro da un punto di vista operativo: il contenimento è l’unica soluzione e le ripercussioni sulla vita sociale ed economica sono inevitabili e si può solo cercare di mitigarle il più possibile. In caso contrario, se non ci facesse nulla, probabilmente avremmo fra qualche mese migliaia di morti e il paese in difficoltà e panico in ogni caso. Quindi meglio togliersi il dente subito e riprendere a mangiare bene quanto prima piuttosto che aspettare che la carie mi faccia fuori anche gli altri denti.

Passiamo ora ai fatti economici: la Cina ha visto il fenomeno esplodere da metà gennaio e l’accelerazione dei contagi fuori della provincia di Hubei ha raggiunto il suo massimo ai primi di febbraio per poi iniziare a scendere. In parallelo la borsa cinese (rimasta chiusa per diversi giorni) ha visto il suo minimo il 2 febbraio. Se quindi volessimo tracciare un parallelo con la situazione italiana, in circa un paio di settimane dallo scorso weekend potremmo toccare il picco della situazione sanitaria italiana e quindi anche il mercato borsistico italiano potrebbe toccare dei minimi in quel periodo. Aggiungiamo che l’importante correzione nei giorni scorsi è partita dai livelli più alti degli ultimi undici anni, quando il FTSEMIB aveva rotto nella prima parte del mese di febbraio livelli di resistenza non violati dal 2009. Potremmo dire che ci poteva stare anche senza la crisi del virus. Se guardiamo all’S&P500 la correzione è partita dai massimi storici di tutti i tempi. Qualcuno ha preferito uscire o per prudenza (magari appena entrato e spaventato) o per alleggerire posizioni in ampio guadagno. Da un punto di vista delle logiche di volatilità e di comportamento dei mercati azionari non è successo assolutamente nulla.

Conclusione: al di là di considerazioni sulle valutazioni degli indici azionari americani e su come opportunamente investire (vedi alcuni miei articoli delle settimane scorse) a mio parere ci possono essere due scenari:

  • Scenario “Film già visto”: l’Italia è la nuova Cina e quello che abbiamo già visto lì (pare che lentamente l’attività economica stia ripartendo visto che il fenomeno sanitario è sotto controllo) sta già succedendo dai noi e ci concluderà alla stessa maniera anche dal punto di vista dei mercati finanziari.
  • Scenario “Film nuovo”: l’incognita vera è se quello che sta succedendo in Italia si ripeterà anche negli altri paesi europei. Qualcuno dice che i controlli sono stati pochi da parte degli altri governi per cui i casi effettivi sono solo nascosti. Altri dicono che in UK, ad esempio, sono stati fatti molti controlli così come in Italia ma i casi sono pochissimi. Se la situazione fosse stata sottovalutata dagli altri o se comunque il fenomeno italiano si ripetesse anche a catena tra i vari paesi europei (anche gli USA stanno mostrandosi attenti alla loro situazione interna) l’effetto di blocco concatenato e simultaneo delle varie attività tra i vari paesi dovuto alla paura e alla necessità di cambiare abitudini per fronteggiare l’allargamento dell’epidemia, potrebbe portare ad uno scenario sicuramente molto penalizzante a livello economico.

Sotto qualsiasi scenario è bene fidarsi delle indicazioni e dei consigli degli esperti in materia di mercati ed investimenti così come adesso ci si chiede di fidarci degli esperti in materia sanitaria per evitare il fai da te.