SCENARI SUL MERCATO AZIONARIO PER LE PROSSIME SETTIMANE

Cominciamo dall’ultima previsione. Nell’articolo del 26 ottobre 2021 facevo notare come la bassa volatilità sulla volatilità dell’Eurostoxx50 (V-Vstoxx) fosse un campanello di allarme per il mercato azionario. Ecco il passaggio: “Si nota come in concomitanza degli ultimi minimi di aprile, metà giugno, luglio e agosto, siano partite delle correzioni su Eurostoxx50 mediamente dopo 7-10 giorni (minima quella in aprile, più ampie quelle successive). In questi giorni siamo tornati di nuovo in questa area di minimi. Cosa succederà nelle prossime settimane?”. Ebbene ecco cosa è successo:

Contando circa 10 giorni di borsa aperta dal 26 ottobre si sarebbe identificato quasi il massimo del mercato delle ultime settimane. Si noti come l’eurostoxx abbia iniziato a correggere rispetto al sell signal prima del crollo del 26 novembre provocato dalle notizie sulla variante omicron. Il V-Vstoxx, che appunto il 26 ottobre era in area dei minimi dell’anno, è schizzato, nel giro di poco più di un mese, di nuovo verso i massimi annuali.

Cosa aspettarci da qui in poi? La volatilità, e quindi l’incertezza sui mercati, rimane ancora alta come testimonia l’indice Vstoxx ormai sui massimi da inizio anno. Questo non solo è dovuto alla mancanza di dati certi sulla nuova variante ma anche alle crescenti spinte inflazionistiche che preoccupano sempre più le banche centrali e gli analisti finanziari.

Lo scenario somiglia probabilmente a quello di fine ottobre/inizio novembre 2020 quando, l’annuncio dell’altissima dell’efficacia dei vaccini Pfizer favorì la crescita dei listini azionari fino ai massimi di metà novembre 2021. Questo in quanto si attendono, nelle prossime settimane, indicazioni sulla capacità di tenuta degli attuali vaccini nei confronti della variante omicron.

Cosa si può ragionevolmente dire al momento? Pare quasi certo che sia più contagiosa; probabilmente diverrà la variante dominante in circolazione. Questo è già sufficiente a creare problemi rispetto alla situazione precedente in quanto, a parità di pericolosità e di protezione dei vaccini, un maggiore numero di casi si tradurrebbe in più ricoveri, quindi maggiore pressione sulle strutture sanitarie e maggiori rischi di chiusure più o meno estese, in ogni caso un rallentamento delle attività economiche e questo le borse lo hanno già prezzato insieme al fatto che la perdita di protezione dei già vaccinati dopo 5-6 mesi sta già facendo crescere i contagi anche con la vecchia variante. Quello che non è prezzato è legato alla maggiore pericolosità e alla protezione vaccinale rispetto a omicron. Sulla prima, azzardando ipotesi da non scienziato, direi che è improbabile che questo accada (l’autodistruzione non è nella natura della vita per definizione), sulla seconda mi aspetto, anche in base alle ultime dichiarazioni di Moderna che parla di circa 3 mesi per aggiornare i vaccini, che la protezione sia solo minore ma non annullata.

Ovviamente, in attesa di avere dati certi, 3 sono i possibili scenari a mio parere: 1) le ipotesi suggerite sono corrette e un ulteriore calo dei mercati (che probabilmente non si muoveranno né troppo all’insù o all’ingiù prima che arrivino dati certi sulla nuova variante) sarà legato alla percentuale di minore efficacia della protezione del vaccino: un conto se scende ma rimane sufficientemente alta (notizia in ultima istanza positiva), un conto se andiamo verso il 30-40% o meno; 2) la nuova variante sfugge totalmente o quasi agli attuali vaccini e questa sarebbe l’ipotesi peggiore; 3) la nuova variante è più contagiosa ma meno pericolosa e questo sarebbe il migliore degli scenari. Nei primi due casi, tuttavia, non potremo avere una situazione simile a quella di marzo 2020 dove il panico rispetto all’ignoto e la mancanza di vaccini e l’incertezza sui tempi per svilupparli portarono una correzione dell’S&P500 di oltre il 30%. Anche nell’ipotesi peggiore, ovvero che si debba rivaccinare completamente o quasi tutta la popolazione mondiale, il fatto di avere in mano dei vaccini aggiornabili e altri di nuova generazione in arrivo, oltre a farmaci sempre più efficaci per la cura, porterebbe il mercato azionario a correzioni difficilmente maggiori del 10-20% (ovviamente qualora non subentrino elementi di altra natura quali inflazione fuori controllo, rischi geopolitici e via dicendo). Attualmente l’S&P500 ha corretto di circa il 5% dai massimi; un calo che arrivasse intorno al 10% (non ci sono state correzioni maggiori del 10% da marzo 2020) porterebbe le quotazioni verso i minimi dei mesi di ottobre e settembre, in area 4300-4200 che rappresenta, quindi, il primo punto d’ingresso interessante sul mercato azionario americano.

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