MERCATO AZIONARIO: COSA E QUANDO COMPRARE

Il 2022 è partito esattamente come da previsioni (vedi il mio articolo del 20 dicembre 2021) ovvero rotazione da growth a value con sottoperformance del Nasdaq rispetto all’S&P500, sovraperformance dei settori energia e finanziario rispetto a quello tecnologico, importante correzione del mercato.

Torniamo, quindi, sui due messaggi di fondo: quali tipologie di investimento prediligere nel lungo termine e come muoversi nel breve? L’utilità di privilegiare gli investimenti di tipo ESG e i megatrend, in particolare, quello della transizione energetica, viene confermata da due recenti analisi.

In un report di Morningstar (“Global Thematic Funds Landscape”) si segnala come le masse allocate a questa tipologia di fondi siano triplicate negli ultimi 3 anni, raggiungendo i circa 600 mld di dollari, con un peso del 2,1% sugli asset globali investiti in fondi azionari e con una forte prevalenza degli investitori europei (51%) rispetto a quelli statunitensi (28%). In particolare l’accelerazione è partita nel 2020, ovvero dallo scoppio della pandemia, con un crescente interesse verso i temi legati alla tecnologia quali, ad esempio, artificial intelligence, fintech, blockchain e automazione. Andando ad analizzare le masse gestite a livello globale (dati Morningstar al 31/3/2021) si nota come le tematiche di maggiore interesse siano quelle della transizione energetica, della tecnologia e della digital economy.

Un recente sondaggio effettuato da RBC Asset Management, coinvolgendo oltre 500 fund buyer e consulenti europei, di cui 103 in Italia, dimostra un crescente interesse per fondi ESG oltre che per i mercati emergenti. In particolare il 70% tra i rispondenti italiani (il 75% tra gli europei) dichiara la volontà di accrescere gli investimenti in asset ESG nei prossimi 3-5 anni, con un aumento in media del 20%. I temi di maggiore interesse sono quelli del cambiamento climatico, della scarsità delle risorse e dei progressi tecnologici. Riguardo ai mercati emergenti l’interesse a livello europeo è maggiore per l’area dell’ Asia ex-Cina (60%), Europa centrale ed orientale (53%) e Cina (36%).

Vale la pena fare un commento sul settore energetico che nel 2021, così come da inizio 2022, è stato il settore con la maggiore performance. Se da un lato il peso di tale settore nel paniere azionario globale è sceso negli ultimi 10 anni dall’11% al 3,5% (con un recupero dal 3% tra il 2020 e il 2021), mentre è cresciuto moltissimo il peso del settore tecnologico (nel Morningstar Global Market Index si arriva a quasi il 21%, il doppio rispetto al decennio precedente), dall’altro va ricordato come la transizione energetica richiederà tempo e che molte aziende petrolifere, vedi Eni ad esempio, stanno diversificando nel settore delle rinnovabili. Ovviamente, per chi fosse entrato nel settore con livelli del petrolio intorno ai 20-30 USD al barile sarebbe il caso di prendere parzialmente profitto visto che attualmente viaggiamo in area 85-90.

Veniamo ora ad un’analisi grafica di breve-medio periodo.

Con oltre il 12% di discesa dai massimi registrati il 4 gennaio quella attuale per l’S&P500 è la prima correzione importante post pandemia. Infatti, durante il 2021 non si era mai arrivati a correzioni superiori al 6% (settembre e novembre) e bisogna risalire ai mesi di maggiore incertezza di giugno, settembre e ottobre 2020 per avere qualcosa di simile, ovvero correzioni tra l’ 8 e il 10%.

Nel precedente articolo del 6 dicembre scrivevo come il primo punto di ingresso interessante sull’S&P500 fosse in area 4300-4200. A posteriori l’analisi si è rivelata corretta con il mercato che ha registrato recenti minimi in area 4220 il 24 gennaio. A questo punto cosa potrebbe succedere? A meno di notizie particolarmente negative sul fronte Ucraina (che in ogni caso arriverebbero molto più probabilmente a partire dalla seconda metà di febbraio), è probabile un ulteriore recupero fino ai 4600, area da monitorare con attenzione e dalla quale potrebbe partire un nuovo movimento ribassista. Sul grafico mensile si è creata una figura ribassista (non perfetta) di engulfing, significativa quando presente proprio all’apice di un trend crescente, come l’attuale partito da aprile 2020. Situazioni simili negli anni recenti si sono avute nell’ agosto 2015, nell’ ottobre 2018, nel febbraio 2020 e nel settembre 2021. Escludendo settembre 2021, in questi casi abbiamo avuto ulteriori discese dalla chiusura mensile a minimi successivi di almeno l’8%-9%. Va, tuttavia, fatto notare che la chiusura di fine mese è superiore di circa il 7% rispetto ai minimi di qualche giorno fa proprio ad indicare come ci siano stati molti compratori proprio in area 4200-4300 e quindi la violazione al ribasso di questo livello sarebbe negativa per la conferma del trend rialzista di lungo periodo. Anche in base a queste considerazioni, è possibile stimare due ulteriori punti di ingresso interessanti sul S&P500 a 4000 punti e soprattutto in area 3500-3600.

Infine, da evidenziare che, circa una settimana fa, il premio Nobel Robert Schiller ha fatto notare come il valore del CAPE (Cyclically-adjusted price-earnings ratio) avesse raggiunto quasi i 40 punti, il secondo valore più alto dal 1880, risultando elevato anche in termini relativi rispetto a Europa (valore moderato), Giappone (ancora più moderato) e UK (basso), consigliando quindi di privilegiare altri mercati azionari rispetto a quello americano.

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