LE TRE REGOLE PER GUADAGNARE SUL MERCATO AZIONARIO E ANALISI ATTUALE

Esistono delle semplici regole da seguire per essere sicuri di poter avere dei rendimenti sul mercato azionario? A mio parere ne bastano 3, non complicate, ma molto spesso disattese.

La prima regola è quella del tempo, dare tempo al tempo, per meglio dire, dare tempo ai prezzi di muoversi nella direzione auspicata. Statistiche alla mano, in modo innegabile, si può osservare come, aumentando il periodo in cui l’investimento viene mantenuto, la probabilità di incappare in un rendimento totale negativo su base annua sull’intero periodo diminuisce (si azzera dai 15 anni in su) in quanto aumenta la possibilità di avere più anni positivi non solo per recuperare l’eventuale perdita nell’anno meno fortunato ma anche per aumentare i propri guadagni: infatti, nel 75% dei casi degli ultimi 100 anni il valore dell’S&P500 ha registrato una performance positiva tra inizio e fine anno. Questa statistica deriva dal fatto che il mercato azionario ha un trend di fondo in salita, legato allo sviluppo delle attività economiche umane, alla crescita della popolazione, allo sviluppo tecnologico e all’accumulo di capitale ed eventuali fluttuazioni in uno specifico anno sono inevitabili.

La seconda regola è la diversificazione. Le statistiche appena menzionate, infatti, si riferiscono al mercato in generale, ovvero alla performance dell’indice che lo rappresenta, una media delle performance dei tanti singoli titoli che lo compongono che, a differenza dell’indice, hanno un andamento assai più difficile da predire. Investire quindi in una singola azione, o un esiguo numero di azioni, comporta un rischio tanto maggiore quanto minore la famigliarità del singolo investitore con tematiche economiche e capacità di valutare gli scenari di sviluppo di un business e quindi di profitto di una specifica società. Ricordiamo cosa è successo e sta ancora succedendo al Monte dei Paschi, visto che se ne parla di nuovo in questi giorni.  Esempio troppo abusato? Prendiamo un caso meno noto alle cronache. Il caso di Bion. Quella che sembrava una splendida società a media capitalizzazione, un vanto dell’ingegno e della tecnologia e know-how italiano, destinata a rivoluzionare il mondo delle plastiche biodegradabili, è saltata nel 2019 quando, grazie a un’analisi attenta e non convenzionale del fondo di investimento Quintessential Capital Management (mentre tanti altri operatori professionali non si erano accorti di nulla) si è scoperto che il business model non era “sostenibile” e molti risparmiatori ci hanno rimesso parecchi soldi. Morale: è già difficile per operatori professionisti, con ore e ore di analisi settimanali, selezionare le società migliori per evitare grosse cantonate, di conseguenza risulta inappropriato e assai rischioso per il singolo puntare su un unico cavallo da corsa mentre vale la pena crearsi una scuderia, così se anche un cavallo venisse azzoppato, si può continuare tranquillamente a gareggiare.

La terza regola è affidarsi a un valido professionista per almeno due ragioni principali. La prima è che ti permette di rispettare le prime due regole che abbiamo appena visto, cosa che difficilmente in singolo investitore farebbe se lasciato a decidere in maniera autonoma, per una serie infinita di ragioni, dall’emotività, alla mancanza di tempo per analizzare propriamente il mercato, alla mancanza delle competenze necessarie. La seconda è che, se è pure vero che il mercato tende a salire, è indubbio che, da un lato, vi sono momenti particolari in cui può essere più vantaggioso investire rispetto ad altri, dall’altro la scelta di strumenti diversi a seconda delle condizioni di mercato permette di minimizzare i rischi aumentando invece le probabilità di maggiori guadagni nel lungo termine.

Visto che ne stiamo parlando, diamo un’occhiata all’ attuale situazione del mercato azionario, in questo caso l’indice S&P500, che raggiunge i nuovi massimi storici in questi giorni.

Diverse sono le metriche per valutare il mercato azionario. La più classica è il P/E, ovvero il rapporto tra capitalizzazione di mercato e utili (storici o attesi). Il grafico riportato associa all’attuale forward P/E di 21 (sopra la media storica di circa 15 negli ultimi 20 anni) il cosiddetto Misery Index, un parametro che somma l’attuale livello di disoccupazione (4,8%) con quello dell’inflazione (5,4%). Il Misery Index serve a misurare in maniera grossolana il benessere economico delle persone sulla considerazione che prezzi bassi e bassa disoccupazione indichino elevato potere di acquisto e reddito disponibile per gli individui, per cui idealmente un basso valore dell’indice è qualcosa di auspicabile. Due le considerazioni guardando al grafico: 1) il mercato azionario appare costoso se paragonato al suo trend storico; 2) l’impatto della crescente inflazione tende a ridurre il potere di acquisto degli individui accentuando ulteriormente la forte divaricazione di ricchezza tra coloro che detengono asset finanziari, il cui valore è fortemente cresciuto negli ultimi anni grazie alle politiche monetarie ultra espansive, e i semplici lavoratori, in balia del mercato del lavoro e dei prezzi.

Anche da un’analisi grafica negli ultimi 30 anni (su base mensile) del trend di fondo dell’S&P500 si nota come la pendenza al rialzo dei prezzi sia sempre stata sotto i 20 gradi, mentre è esplosa a partire dal 2020 in seguito ai massicci interventi monetari e fiscali per sostenere l’economia a seguito della crisi pandemica, un movimento che rappresenta un’anomalia storica e che prima o poi verrà corretta.

Su base più operativa andiamo a guardare la correlazione del V-VStoxx50, un indicatore della volatilità della volatilità del mercato azionario europeo con alcune correzioni di mercato. Si nota come in concomitanza degli ultimi minimi di aprile, metà giugno, luglio e agosto, siano partite delle correzioni su Eurostoxx50 mediamente dopo 7-10 giorni (minima quella in aprile, più ampie quelle successive). In questi giorni siamo tornati di nuovo in questa area di minimi. Cosa succederà nelle prossime settimane?

In sintesi:

  • Per beneficiare del trend di fondo di crescita continua del mercato azionario nel tempo è necessario allungare il più possibile l’orizzonte temporale di investimento. Questo, da un lato, permette di avere rendimenti maggiori (basti pensare a chi avesse comprato azioni Apple 20 anni fa e le avesse vendute 10 anni dopo oppure mantenute, almeno in parte, fino ad oggi) e dall’altro, come abbiamo visto, riduce al mimino se non azzera completamente la possibilità di incappare in perdite.
  • Evitare il fai dal te/me lo ha consigliato un amico e diversificare con cognizione di causa. Non basta seguire la regola 1, ovvero essere dentro il mercato per un periodo adeguato, per essere vincenti. Bisogna evitare, se non si è particolarmente esperti, di concentrarsi solo su una singola azione o poche azioni, se non si vuole incappare nella MPS di turno. Il ricorso al risparmio gestito tramite fondi o la costruzione di un portafoglio azionario ben diversificato sotto consulenza sono valide soluzioni.
  • Affidarsi a professionisti validi che aiutino il singolo investitore a rispettare un piano di investimento nel tempo, minimizzando i rischi e utilizzando gli strumenti migliori in base alle condizioni di mercato. Se si è di fronte ad un mercato azionario particolarmente effervescente forse meglio partire con un piano di accumulo mentre davanti a una importante correzione o un mercato particolarmente depresso (vedi marzo 2020) non bisogna essere troppo titubanti nel fare investimenti importanti.

Tre semplici regole eppure ancora molti perdono soldi. Tu cosa aspetti a seguirle?

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