LA CULTURA FINANZIARIA MIGLIORA I PROPRI INVESTIMENTI

Il Pisa 2012, una ricerca svolta tra 18 paesi (di cui 13 OCSE) per valutare il livello di educazione finanziaria degli studenti di 15 anni di età, pone l’Italia tra gli ultimi posti mentre Abruzzo e Molise si collocano al 15° e 14° posto rispettivamente nella classifica regionale italiana. Anche la percentuale (dati OCSE 2011) di coloro che hanno un conto corrente/libretto presso un’istituzione finanziaria o ufficio postale tra i 15 e i 24 anni è del 29% contro una media degli altri paesi considerati di circa il 70%, con punte del 97% e 98% in Australia e Nuova Zelanda. Già da qualche anno il MIUR (Ministero dell’ Istruzione, dell’Università e della Ricerca), in collaborazione con Banca d’Italia, è impegnato in un progetto di educazione finanziaria nelle scuole al fine di colmare tale divario internazionale e qualche timido risultato comincia ad evidenziarsi, anche considerando che oltre l’80% degli studenti, in base a recenti sondaggi, vorrebbe insegnamenti dedicati alla finanza nei programmi scolastici. Passando a considerare il totale degli italiani, se è vero che oltre l’83% degli adulti con più di 25 anni (dati OCSE 2011) ha un conto corrente/libretto di risparmio, secondo il World Competitiveness Index elaborato dall’IMD, l’Italia si posiziona al 44° posto a livello mondiale per diffusione di cultura finanziaria e all’ultimo posto tra i paesi del G8.

In una ricerca del 2011 svolta dal Centro di Ricerca e Documentazione “Luigi Einaudi” sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani le esigenze future dei risparmiatori venivano sintetizzate in: 1) più tutela dei propri investimenti: la sicurezza è in principale obiettivo degli impieghi del risparmio (quasi il 60% delle risposte); 2) più informazione e consulenza per orientarsi e commettere meno errori. L’ultimo aggiornamento di tale studio del 2013 conferma come la ricerca di sicurezza rimanga centrale nei propri investimenti mentre mostra un cambiamento delle principali motivazioni per il risparmio: se in passato la destinazione privilegiata (dopo la motivazione chiave del “far fronte ad eventi imprevisti” con circa il 44% delle risposte) era l’acquisto della prima o seconda casa adesso si punta a tutelare i propri figli, salvaguardare il loro futuro economico e, in seconda battuta, ad integrare la propria pensione e tutelare la salute in vecchiaia.

Dopo queste considerazioni iniziali il passo successivo sarà chiedersi com’è fatto davvero questo risparmio, quanto ne abbiamo veramente in Italia, come ci collochiamo rispetto agli altri paesi nel mondo. I dati di fine 2013 dicono che la ricchezza privata italiana ammonta a poco meno di 9.000 miliardi di euro. Lo vedremo nei dettagli nel prossimo articolo.