IL RISPARMIO IN ITALIA E COME INIZIARE A DIFENDERLO

In questo articolo analizzeremo brevemente la ricchezza e il risparmio degli italiani e la posizione nel contesto internazionale, iniziando a dare qualche suggerimento su come difenderli.

I dati più aggiornati di Banca d’Italia ci dicono che la ricchezza privata netta (al netto cioè delle passività finanziarie totali fatte di mutui, prestiti ecc. per un totale di circa 900 miliardi) degli italiani ammonta a 8.728 miliardi di euro a fine 2013, rappresentando 8 volte il reddito disponibile, un multiplo tra i più alti dei paesi membri del G7. Tale ricchezza è raddoppiata in quasi 20 anni mentre quella immobiliare è passata dai circa 2.200 miliardi del 1995 ai circa 4.900 miliardi del 2013 (oltre la metà del totale)  anche se il suo valore  ha iniziato a declinare dal 2011 (circa 5,300 miliardi) a causa della discesa dei prezzi delle abitazioni. A livello internazionale le famiglie italiane detengono quasi il 5% della ricchezza netta mondiale stimata in circa 260,000 miliardi di dollari nel 2014 (Global Wealth Report 2014).

Un dato ci fa riflettere: la ricchezza privata netta totale è quattro volte il debito pubblico italiano (oltre 2.200 miliardi). Possiamo tranquillamente affermare di vivere in uno stato alquanto indebitato ma comunque in un paese di benestanti, anche se mediamente benestanti poiché il 10% delle famiglie più ricche detiene circa il 50% della ricchezza netta totale (Banca d’Italia 2012), seguendo un trend di concentrazione della ricchezza che è cresciuto a livello mondiale negli ultimi decenni.

Analizzando il totale del patrimonio finanziario notiamo alcuni fenomeni interessanti:

1) La quota di titoli di stato italiani in portafoglio è passata dal 19% del 1995 al 5% del 2013 mentre la quota di obbligazioni bancarie è salita dal 2% del 1995 all’8% del 2013 (aumentando di 10 volte in termini assoluti);

2) La quota di fondi comuni d’investimento e fondi pensione è salita dal 12% del 1995 al 14% del 2013;

3) I depositi bancari sono passati dai circa 520 miliardi del 1995 (il 29% del totale) ai 702 miliardi del 2013 (18%). Sono dati, a mio parere, che spiegano diverse cose ma che analizzeremo in dettaglio nei prossimi articoli. Adesso mi preme sottolineare come molti italiani paghino costi spropositati sui propri conti correnti sia in termini assoluti sia in proporzione alla giacenza media (circa 12.500 euro per cliente). Una ricerca di Abusdef e Federconsumatori del 2013 calcolava in circa 350 euro il costo medio di un conto bancario. Ad inizio 2014 uno studio dell’Università Bocconi stimava in circa 230 euro il costo medio di un conto bancario (in aumento di oltre 5% sull’anno precedente). Le stime possono essere diverse in base alle ipotesi di utilizzo del conto ma si tratta comunque di centinaia di euro e comunque di valori medi. Come evitare di pagare quasi il 2,5% sulla liquidità depositata? Basta informarsi con cura in quanto esiste qualche banca con conti online a costo zero!! Quindi quest’articolo potrebbe valere per alcuni (spero per molti) mediamente tra i 230 e i 350 euro!! Vedremo maggiori dettagli in merito a breve.  Alla prossima…