IL LIBERO SCAMBIO CI SALVA DALLE GUERRE. 25 MARZO 1957-2017

Lo sviluppo e l’intensità delle relazioni commerciali tra nazioni riducono il rischio di conflitti militari tra stati.

Nei precedenti articoli avevamo posto l’accento sul pericolo, per Europa e resto del mondo, di nuove misure protezionistiche auspicate dall’attuale presidente degli Stati Uniti. Oggi vorrei citare uno scritto pubblicato nel 2015 da due ricercatori americani del dipartimento di studi economici dell’Università di Stanford che mette in luce l’importanza delle relazioni commerciali tra stati quale fattore che favorisce la riduzione dei conflitti tra questi.  Attraverso dati storici e modelli statistici i due ricercatori, Matthew Jackson e Stephen Nei, mostrano che in assenza di commercio internazionale non può esserci un sistema di alleanze tra stati stabile e pacifico. In base al loro studio il commercio intensifica il numero e l’intensità delle relazioni tra nazioni e quindi non solo riduce il rischio che il singolo stato venga attaccato da stati al di fuori della rete di relazioni commerciali di cui è parte ma anche che altri stati facenti parte dello stesso network si facciano promotori di iniziative militari nei suoi confronti. Semplificando potremmo dire che maggiori sono in vantaggi (in questo caso economici e commerciali) derivanti dallo stare insieme e minori sono le tentazioni (in uno spirito egoistico se vogliamo) e le necessità di voler sopraffare l’altro. Se da un lato la teoria del commercio internazionale ha dimostrato che il libero commercio tra nazioni aumenta la ricchezza globale dall’altro, lo studio citato, così come altri contributi, evidenzia che il libero scambio è anche un fattore che permette di ridurre i conflitti mondiali, una situazione che a sua volta è propedeutica al continuo sviluppo di altre relazioni commerciali, creando un circolo virtuoso in grado di favorire pace e prosperità.  Qualsiasi cambiamento d’indirizzo politico e commerciale che possa rallentare o bloccare questo meccanismo virtuoso deve essere guardato con sospetto e preoccupazione.

Il riscontro storico di quanto detto è sotto i nostri occhi per noi europei. Dopo la fine della Seconda Guerra mondiale, la creazione della Comunità Economica Europea (CEE) e successivamente dell’Unione Europea (UE) ha permesso a stati che si erano fatti la guerra tra loro per anni di stare insieme e incrementare fortemente il proprio interscambio commerciale, assicurando uno dei più lunghi periodi di pace in Europa che la storia ricordi. I rapporti tra Italia e Germania sono un esempio eclatante: 70 anni fa ci si faceva una guerra sanguinosa, oggi ciascuna nazione rappresenta per l’altra uno dei maggiori partner commerciali.  Durante le celebrazioni del 25 marzo per i 60 anni dei Trattati di Roma sulla Comunità Europea sarà bene ricordare che l’Europa, con le sue regole e la sua moneta, non è solo un progetto economico, più o meno efficace o efficiente e sicuramente perfettibile, ma è soprattutto un progetto politico atto a garantire la pace tra nazioni europee e nel resto del mondo.