IL GIORNO CHE HA CAMBIATO IL MONDO

C’è un prima e un dopo. Un mondo che se ne va e uno che arriva. Il discorso di Putin del 21 febbraio segna uno spartiacque nella storia così come la caduta del muro di Berlino. In quel caso tuttavia si andava verso un mondo migliore, in questo caso sembra il contrario. Putin ha dichiarato guerra all’ Ucraina, alla democrazia, ai diritti umani, alla storia. Siamo in una guerra non voluta che gli ucraini combattono con il sangue e il coraggio, noi al momento con i costi economici e sociali a cui andremo incontro. In questo momento è difficile dire come finirà il conflitto. Sappiamo con sicurezza cosa accadrà, invece, nei prossimi anni e quali saranno le implicazioni economiche e finanziarie.

  • L’Europa si compatterà e costruirà una politica energetica sempre più di indipendenza dal gas russo con aumenti negli investimenti in rinnovabili e gas proveniente da altri paesi. Di Maio e De Scalzi, AD di ENI, sono già volati in Algeria per parlare di un rafforzamento delle forniture da quella ragione. Si pensa di aumentare il flusso del gas proveniente dall’ Azerbaijan tramite il Tap. Ci sarà una rinnovata enfasi e un aumento degli investimenti e degli incentivi a favore delle rinnovabili. Un esempio banale è il forte rimbalzo del titolo Erg sul mercato azionario italiano dall’inizio del conflitto.

  • È probabile, se non certa, la creazione di un esercito europeo di cui si parla da tempo. Questo, unito alle recenti dichiarazioni della Germania di aumentare la spesa militare nei prossimi anni, cosa che faranno molti altri paesi europei, spingerà i titoli del settore (vedi balzo di Leonardo ad esempio). Parallelamente si svilupperanno sempre più i comparti della difesa anche non militare, come la cybersecurity, rafforzando un trend già in atto.

  • La Nato rafforzerà la sua presenza nei paesi europei dell’ Est Europa e nei Baltici, attraverso una maggiore presenza sia americana che dei singoli stati europei.

  • La globalizzazione, per come la conosciamo, rallenterà ulteriormente incrementando il fenomeno, già in atto e fortemente rafforzato dalla pandemia, del reshoring, ossia del riavvicinamento delle catene del valore all’interno di aree geografiche più ristrette se non all’intero del singolo paese. Si parla già in Italia di reinvestire maggiormente nell’agricoltura al fine di evitare una eccessiva dipendenza estera su un settore strategico come le forniture alimentari. Maggiore interdipendenza sarà accettata solo tra quei paesi che condividono gli stessi valori sociali di fondo. Nel caso dell’ Italia i regimi democratici del mondo. Ci sarà un probabile ripensamento anche della dipendenza dalla Cina e una maggiore attenzione verso i paesi dell’ Africa e dell’ America latina, alla ricerca di quelle materie prime da cui vorremo dipendere sempre meno se presenti in paesi con visione egemonistiche, leggasi Russia e Cina. Sul fronte africano, c’è da dire, siamo in ritardo in quanto i cinesi hanno già una forte presenza nei paesi africani per via della loro lungimiranza e fame di  materie prime.

  • Meno certezze al momento sull’impatto dei rifugiati ucraini in Europa. In base alla durata e alla conclusione del conflitto avremo una presenza più o meno forte di nuova forza lavoro nei vari paesi europei che andrebbe ad impattare positivamente sul riequilibrio demografico, specialmente in paesi a bassa natalità come l’Italia, ma che comunque dovrà essere gestita con una politica lungimirante di accoglienza e reciproco vantaggio. Inutile dire che se l’esodo comportasse una presenza per anni di milioni di persone che fuggono dalla guerra sarebbe un problema assai più complesso ma non credo succederà.

Un fattore impossibile da prevedere al momento è in quanto tempo le pressioni economiche e mediatiche sulla popolazione e gli oligarchi russi possano spingere, addirittura, ad un cambio dei vertici al Cremlino. Il crollo del rublo, il crollo della borsa russa (anche oggi rinviata l’apertura altrimenti vedremo un -50%, -60%, -70%?), la corsa ai bancomat dei cittadini russi, le proteste, per il momento solo timide e coraggiose dei manifestanti in Russia ma crescenti, che profondità di cambiamenti porteranno sul conflitto e sui vertici russi?

I costi economici e finanziari per noi occidentali sono e saranno alti ma per l’economia russa potrebbero essere letali anche in poco tempo. Si tratta di sanzioni mai viste prime e altre potrebbero seguire. Tuttavia, se volessimo spingerci a fare una previsione, potremmo dire che Putin ha già perso, avendo sottovalutato la forza dei meccanismi finanziari, mediatici e soprattutto democratici. Più che le armi sul campo deve temere i fallimenti di banche e società, la pressione degli oligarchi che vedono all’orizzonte uno stile di vita differente, la forza degli opinion leader (sportivi, artisti ecc.), un collettivo mondiale di cybercombattenti più o meno spontanei. Più aumenterà la pressione militare, più orrore vedremo, più aumenteranno le pressioni su tutti questi fronti in una lotta a chi cade a terra prima. Se anche spianasse l’Ucraina, con immagini da apocalisse, l’isolamento finanziario, economico, sociale ed interno sarebbe solo maggiore e permanente e porterebbe al collasso il paese, ossia la sua sostituzione.

In sintesi, per tornare a temi più strettamente economici, le strategie d’investimento per i mesi e gli anni a venire vedono da un lato il rinforzarsi di tematiche quale le rinnovabili e la sicurezza informatica, di cui ho già parlato da tempo, dall’ altro aggiungono temi nuovi ed inaspettati quali la spesa militare e settori ad essa collegati.

Venendo ad un’analisi operativa di breve periodo nell’ articolo di un mese fa scrivevo: “A meno di notizie particolarmente negative sul fronte Ucraina (che in ogni caso arriverebbero molto più probabilmente a partire dalla seconda metà di febbraio), è probabile un ulteriore recupero fino ai 4600, area da monitorare con attenzione e dalla quale potrebbe partire un nuovo movimento ribassista”.  Aggiungevo anche “è possibile stimare due ulteriori punti di ingresso interessanti sul S&P500 a 4000 punti e soprattutto in area 3500-3600”. Confrontiamo il grafico previsionale di un mese fa con quello attuale.

Previsione

Effettivo

3 cose da notare:

  1. Il mercato è andato esattamente a ritestare l’area di 4600 da cui poi ha ripreso la discesa.
  2. Ha fatto un nuovo minimo rispetto a gennaio sfiorando il livello di ingresso ideale a 4000 punti ma praticamente centrandolo (un 2% circa di margine di tolleranza).
  3. Nonostante quanto sta accadendo, sia in gennaio che in febbraio, ha recuperato circa il 50% dai minimi del mese andando a chiudere sopra i minimi di settembre e dimostrando una buona tenuta.

Previsioni per il futuro a breve? Si sprecano i grafici e le analisi su come, anche durante i conflitti, le borse, dopo un’iniziale tonfo, tendano comunque a fare più o meno bene. Per carità, tutto giusto ma conflitto o non conflitto il prossimo livello su cui entrare o incrementare gli acquisti, come già detto, rimane 3500-3600.

Rimani sempre aggiornato sul mondo finanziario

Iscriviti alla newsletter!

Skip to content