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Diagnosi e ottimizzazione di portafoglio

Molto spesso il portafoglio di investimento di un cliente non è stato costruito con una metodologia precisa ma deriva dalla stratificazione di vari fattori ed eventi di vita quali un’eredità, particolari tendenze ad investire in certi settori o aziende, consigli di amici e parenti o acquisti impulsivi su sollecitazione dei media. Il risultato è un insieme non coerente e ben bilanciato di strumenti finanziari che mostrano scarsa efficienza e diversificazione, spesso in aggiunta a costi eccessivi.

E’ possibile verificare la possibilità di incrementare il rendimento a parità di rischio (portafoglio A) o diminuire il rischio a parità di rendimento (portafoglio B):

Costruisci un portafoglio finanziario efficace

Perchè fare una
Diagnosi di Portafoglio?

Perchè la diagnosi accurata di un portafoglio permette di migliorare la performance dello stesso, migliorando il profilo di rischio/rendimento, possibilmente riducendo i costi di gestione.

Alberto Marracino - Promotore finanziario

Cosa include
l'Analisi del Portafoglio?

L’analisi include qualsiasi prodotto finanziario inserito e inseribile in un portafoglio, dai fondi comuni di investimento alle azioni e alle obbligazioni, dalle polizze assicurative agli ETF o i certificati.
Tra i molteplici criteri di analisi da applicare vale la pena evidenziare i seguenti:

  1. Efficienza
  2. Diversificazione
  3. Livello dei costi
  4. Valore nel tempo
1. Efficienza

Questo parametro misura il posizionamento, in termini di rischio/rendimento, del portafoglio all’interno di un universo di possibili portafogli. L’insieme dei migliori portafogli in termini di combinazione rischio/rendimento è definito dalla frontiera efficiente. Minore la distanza del portafoglio analizzato dalla frontiera efficiente, maggiore sarà il suo grado di efficienza.

Ad esempio, se per il miglior portafoglio possibile si stima che si possa raggiungere un rendimento annuo del 6% con un livello di rischio (definiamolo per semplicità come la possibile oscillazione del prezzo a nostro favore o contro) del 10%, un portafoglio che mostra lo stesso livello di rischio ma un rendimento atteso del 4% potrebbe essere reso più efficiente con opportune modifiche in modo o da innalzare il livello di rendimento atteso al 6% oppure mantenendo il 4% ma cercando di ridurre il rischio.

2. Diversificazione

Questo parametro misura in che maniera e con che grado i prezzi degli strumenti finanziari si muovono nella stessa direzione o meno in base all’andamento delle variabili chiave dell’economia. Il prezzo di ciascuno strumento finanziario si muoverà quale riflesso di un parametro generale dell’economia, come la variazione del tasso di interesse o del PIL (rischio sistemico) e di una specificità peculiare all’attività che rappresenta, ad esempio un aumento o diminuzione degli utili aziendali legati ad un nuovo contratto ottenuto o perso (rischio specifico).

La diversificazione ha la finalità di ridurre il più possibile il rischio specifico, lasciando solo quello di sistema, che per definizione non può essere azzerato. Questo si ottiene sia aumentando il numero degli strumenti in portafoglio, sia inserendo strumenti tra di loro poco correlati o negativamente correlati nei movimenti.

Ad esempio, se inserisco società operanti in settori diversi, è più facile che di fronte ad un rialzo tassi di interesse alcuni settori siano meno impattati o addirittura favoriti, le banche in questo caso, e in questa maniera avrò un’oscillazione del valore del mio portafoglio, quindi una riduzione del rischio, più contenuta rispetto a quanto sarebbe successo se avessi detenuto solo società del settore immobiliare, in questo caso fortemente penalizzate dal rialzo dei tassi di interesse.

3. Livello dei costi

Nel mare assai ampio degli strumenti finanziari vi sono prodotti del risparmio gestito o polizze assicurative che presentano strutture di costo eccessive rispetto al rendimento generato nel tempo o dalle mutate condizioni dei mercati finanziari. Questo riduce o azzera il rendimento potenziale nel tempo, creando frustrazione nell’investitore che, anche a distanza di anni, non vede il suo patrimonio crescere nella maniera attesa o addirittura perdere di valore. L’onerosità del portafoglio deriva anche da eventuali costi aggiuntivi frutto di una consulenza non adeguata.

Ad esempio, un fondo di investimento potrebbe essere stato inserito in portafoglio con una commissione d’ingresso eccessiva mentre una polizza assicurativa potrebbe avere dei costi nascosti relativi alla gestione dei fondi sottostanti non ben chiari ed evidenti all’investitore che riducono il suo rendimento finale. L’analisi di tutti i costi, impliciti ed espliciti di un fondo comune di investimento, il cosiddetto TER (Total Expense Ratio), da un lato innalza il livello di trasparenza nei confronti del cliente, dall’altro permette di confrontare il prodotto con strumenti simili in modo da valutare, ove opportuno, la sostituzione del fondo in portafoglio con un nuovo strumento meno costoso e altrettanto, se non maggiormente, performante in termini di rendimento atteso e storico.

4. Valore nel tempo

Conoscere il futuro non è possibile ma è possibile utilizzare delle metodologie di natura statistica e matematica per determinare la possibile evoluzione nel tempo dell’andamento del valore di un portafoglio di investimento con un grado di affidabilità più o meno elevato.

Molto spesso viene utilizzato il cosiddetto Cono di Ibbotson, che indica con un grado di confidenza del 90%, 95% o 99%, il valore nel tempo del portafoglio nei casi del migliore e peggiore scenario. Il tutto appare graficamente come un cono che, partendo da un punto iniziale (una specie di Big Bang), tende ad ampliarsi nel tempo attraverso dei contorni di cui quello superiore indica il massimo rendimento raggiungibile dal portafoglio in un determinato istante, quello inferiore in suo valore minimo, che potrebbe anche essere inferiore al punto iniziale. La forma del cono dipenderà dalla tipologia di strumento analizzato: un investimento azionario, in linea generale, presenterà un cono più ampio rispetto ad uno obbligazionario, in quanto sia il potenziale di rialzo che di ribasso è maggiore rispetto ad un’obbligazione. Il tutto permette, con una sola immagine, di evidenziare la massima perdita potenziale in un dato istante in modo da valutarne la sopportabilità sia finanziaria sia psicologica da parte dell’investitore.

Esempio di portafoglio

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