CARO TASSO, MA QUANTO MI COSTI VERAMENTE?

Che benefici sta portando la politica del tassi a zero da parte della Banca Centrale Europea e soprattutto quali sono le implicazioni per i risparmiatori?

In situazioni di scarsa crescita economica la classica manovra di politica monetaria è quella di ridurre i tassi di interesse al fine di rendere meno costosi i prestiti alle imprese, favorendo quindi gli investimenti. Normalmente, nel breve-medio termine, questo indebolisce anche la valuta (l’euro in questo caso) spingendo le esportazioni e quindi stimolando ulteriormente la crescita. Questo è quello che la BCE ha fatto negli ultimi anni e continua a fare. Tuttavia questo approccio, mentre da un lato favorisce chi deve indebitarti (imprenditori o semplici cittadini con dei mutui) o esportare, dall’altro penalizza chi ha del risparmio da investire. È pur vero che se in Italia l’inflazione è passata dal 2% del 2013 allo 0 (o anche meno) dei nostri giorni i tassi sui BTP a 10 anni sono scesi dal 4,3% del 2013 a circa l’1,3% del 2016. Questo significa che se nel 2013 il risparmiatore portava a casa un rendimento (considerato privo di rischio) al netto dell’inflazione del 2,3%, oggi ottiene poco più della metà.

Tuttavia, prima di lamentarsi il risparmiatore italiano dovrebbe fare le seguenti considerazioni:

  1. L’Italia, con oltre 2.200 miliardi di debito pubblico, è uno dei paesi maggiormente indebitati al mondo sia in termini assoluti che relativi al suo PIL. Dover accettare minori rendimenti sui titoli di stato significa anche aiutare a ripagare minori interessi sul debito nazionale che, qualora fossero più elevati, comporterebbero maggiori tasse: in ogni caso quindi il risparmiatore avrebbe questo costo sotto un’ altra forma.
  2. Le attuali politiche monetarie di tassi a zero (o negativi) hanno anche l’importante obiettivo (sull’efficacia si può discutere…) di fare crescere l’inflazione che, però, riduce il potere di acquisto del risparmiatore e quindi lo impoverisce. Maggiore inflazione, tuttavia, significa anche un minore valore del debito italiano, una maniera indiretta di ridurlo. In conclusione anche in questo caso il maggior costo dell’inflazione sostenuto dal risparmiatore è funzionale alla sostenibilità finanziaria del paese.

Da queste considerazioni possiamo trarre alcune utili conclusioni:

  1. Il debito italiano è un grosso macigno che pesa fortemente sulla politica economica e sul futuro del paese e quanto si è speso (o purtroppo dilapidato) negli anni passati lo stiamo pagando adesso sotto forma di minori rendimenti sui risparmi o maggiori tasse (attuali o potenziali). Chi in Italia si lamenta, giustamente, della forte pressione fiscale dovrebbe andare a lamentarsi tuttavia con chi ha creato tale debito e non con coloro che cercano di onorarlo o ridurlo chiedendo sacrifici ai cittadini (chi non paga i propri debiti di solito viene dichiarato fallito e quale italiano, che vive in Italia, vorrebbe vedere fallire il suo paese e non vedersi restituire i soldi che ha investito in BTP o BOT per esempio?).
  2. In condizioni eccezionali di tassi a zero o negativi, che potrebbero persistere anche per un periodo prolungato (vedi Giappone), è più importante che mai essere affiancati nelle proprie scelte di investimento da consulenti competenti.