CARICHIETI E IL CROLLO IN BORSA DELLE BANCHE

Cosa lega il caso Carichieti , Cassa di Risparmio di Ferrara, Banca Etruria, Banca Marche e  le tante storie dei risparmiatori che continuano a protestare pubblicamente riguardo ai soldi persi con le loro azioni (circa 130.000 azionisti di cui 6.000 in Carichieti) e obbligazioni subordinate (circa 11.000 clienti di cui circa 700 in Carichieti) al tracollo delle banche italiane in borsa in questi giorni?

Uno stesso fil rouge che si chiama conflitto di interessi e assenza di meritocrazia. Vediamo nel dettaglio.

In un’intervista rilasciata a Repubblica il 12 Dicembre 2015, l’impiegato che aveva collocato le obbligazioni subordinate di Banca Etruria al pensionato poi suicida dichiara testualmente:  “Avevamo l’ordine di convincere più clienti possibili ad acquistare prodotti della banca, settimanalmente eravamo obbligati a presentare dei report con dei budget che ogni filiale doveva raggiungere. L’ultimo della lista veniva richiamato dal direttore”  e ancora “Sapevo fare bene il mio lavoro. E quando mi resi conto che l’emissione delle obbligazioni era troppo frequente capii che era possibile un imminente fallimento”  e in un altro passaggio “Quando (i clienti) si facevano insistenti, dovevamo dirgli che quelle obbligazioni erano finite nel mercato secondario e che non si vendevano”.

In un’intervista a Marino Valentini, ex direttore (fino al 2010) di alcune filiali di Carichieti (consiglio di leggere tutta la sua intervista facilmente rintracciabile su internet) , lo stesso dichiara: “Ad un certo punto ho capito che l’interesse della banca nei confronti del cliente era sempre più finalizzato alla ricerca del lucro aziendale, anche quando questa logica era chiaro che cozzasse clamorosamente contro gli interessi del cliente stesso

Un dato che mi ha molto incuriosito è che gli stessi dipendenti delle banche sono stati coinvolti. In Banca Marche circa 2.200 dipendenti su 2.800 avevano azioni o obbligazioni subordinate,  in Carife 500 su 1.000, in Banca Etruria 1.200 su 1.700 mentre in Carichieti solo 25 su 700, meno del 4% del totale rispetto agli altri tre casi in cui si va dal 50% all’80% del personale. Oltre al conflitto di interessi in tutte,  con i dipendenti “costretti” a collocare tali prodotti come abbiamo visto, se per le prime tre si può parlare di incapacità anche nel saper gestire i propri soldi, nel caso Carichieti forse i dipendenti erano più capaci ed informati su questi rischi, e quindi erano assai più consapevoli degli elevati rischi che stavano facendo assumere ai propri clienti? Lasciamo questo dubbio ai lettori…

Come abbiamo visto il conflitto di interessi costringe i dipendenti bancari a cercare di scaricare sui risparmiatori, spesso con bassa cultura finanziaria (vi invito a rileggere il mio primo articolo della rubrica del gennaio 2015), i rischi creati dalla mancanza di meritocrazia dei dirigenti di queste banche che le hanno gestite malissimo ma che si combina, di nuovo, come in un cocktail micidiale, con il conflitto di interessi nell’avere dato affidamenti a società e persone che non meritavano credito costretti da logiche di favoritismi personali, politici ecc.

Si ok ma cosa c’entra (“che ci azzecca” direbbe un ex politico delle nostre parti…) con le altre banche che crollano in borsa?  Oltre ovviamente al cambio di normativa sui salvataggi bancari, il sempre più celebre bail-in (di cui avevo parlato in un articolo di novembre),  logiche simili sono state applicate, in vario grado, anche da altre banche e oggi i mercati finanziari sono preoccupati delle molte sofferenze (appunto prestiti fatti dalle banche che difficilmente verranno recuperati) che le banche italiane hanno in pancia, frutto di anni di recessione in cui si sono finanziati troppi progetti fallaci e speculativi (per le stesse logiche di favoritismo e potere nonché incapacità manageriali dei banchieri e degli imprenditori o pseudo tali), in cui i governi del paese non hanno saputo rilanciare l’economia e in cui si è persa l’occasione (come fatto invece in Irlanda, Spagna, Germania ecc.) di trovare una soluzione repentina ed efficace piuttosto che correre ai ripari adesso con una bad bank (da far nascere in accordo con l’Unione Europea) che è percepita come poco efficace, per come al momento pensata, per risolvere questi problemi. Conflitto di interessi e scarsa meritocrazia possono anche far saltare le banche e poi qualcuno ci manda anche il conto non richiesto! Tuteliamoci informandoci…