BTP, CCT E BOT? UN BUON AFFARE DA NON LASCIARSI SFUGGIRE

Saldi, saldi, saldi! Non capita tutti i giorni di trovare a buon mercato titoli di stato italiano. L’ultima volta accadde nel 2011, quando con lo spread a oltre 500, c’erano rendimenti del 7-8% anche su scadenze brevi come i due anni. In fasi di estrema incertezza le scadenze a breve diventano più volatili e rischiose, e di conseguenza il divario di rendimento con quelle più lunghe diminuisce, appiattendo la curva dei rendimenti. E’ accaduto in corrispondenza di varie crisi come nel 1992, nel 2000, nel 2008. Non a caso qualche casa di affari consigliava di comprare scadenze a breve negli ultimi giorni, proprio le scadenze che tengono a scendere maggiormente di prezzo in queste situazioni, diventando quindi più allettanti. Inutile dire che l’assunto di fondo è che l’Italia vari poi una manovra finanziaria che non preoccupi troppo le agenzie di rating, la commissione europea e i mercati obbligazionari. Io ritengo che il nuovo governo abbia tutto l’interesse a non esagerare e comunque ha già dato chiara evidenza di voler apportare correzioni se necessarie: ricordiamo la revisione del rapporto deficit/PIL per il 2020 e il 2021 rispetto all’annuncio iniziale e le stesse dichiarazioni di Savona che in caso di spread a 400 si dovrebbe cambiare qualcosa nella manovra.

A mio parere, guardando oltre la retorica politica che mira a mantenere gli impegni presi in campagna elettorale, a “qualunque costo” verrebbe da dire, ci sono segnali accomodanti che giustificano una strategia di acquisti sui 2-3 anni sia di BTP che di CCT, a cui aggiungerei di affiancare una piccola parte di scadenze più lunghe, tipo 7 e 10 anni (con rendimenti 3-3.5%), magari utilizzando anche titoli legati all’inflazione quali BTP Italia e BTPI. Il tutto scegliendo un paio di modalità che ho in mente, a seconda del grado di propensione al rischio dell’investitore…