BREXIT: I DANNI DELL’IGNORANZA E DELLA DISINFORMAZIONE

Avendo trascorso oltre dieci anni della mia vita a Londra, lavorando negli ambienti finanziari di questa metropoli, non posso che rammaricarmi della scelta del referendum inglese e unirmi allo sgomento dei tanti britannici, soprattutto di coloro che vivono fuori dai confini nazionali, che non condividono tale scelta. Pensare alla “mia” Londra fuori dall’Europa mi sembra incredibile e inaccettabile. Infatti la gran parte di coloro che vivono nella capitale britannica ha votato per rimanere. Mi è sempre piaciuto definire questa metropoli come un “piccolo mondo”, 10 milioni di persone che ben rappresentano per le loro diversità culturali, le loro origini, le loro tradizioni, l’intera popolazione umana di oltre 7 miliardi di individui. A Londra ti puoi sentire allo stesso tempo a casa (si stima ci vivano oltre 500,000 italiani) e all’estero. Una città così cosmopolita non poteva votare contro se stessa, la diversità e l’integrazione tra i popoli e le culture sono scritte nel suo dna, sono la sua forza, la sua ricchezza, la sua bellezza. Londra, tuttavia, non rappresenta l’Inghilterra, dove la maggioranza ha votato per l’uscita dall’Europa, grazie al voto determinante dei più anziani, dei più poveri, dei meno educati, proprio di coloro che invece dovrebbero essere i più tutelati dall’Europa.

Quanti danni può provocare l’ignoranza! Analizzando il voto del referendum sulla Brexit mi ha colpito che minore fosse il livello di istruzione e maggiore fosse la percentuale di persone a favore dell’uscita. Queste persone erano e sono quelle meno attrezzate a capire i danni che avrebbe provocato e sta provocando questo terremoto politico ed economico. Svalutazione della sterlina, rischio di declassamento per il rating del debito sovrano inglese, aziende internazionali presenti in UK per avere accesso al mercato europeo ora pronte a lasciare il paese e quindi tagliare posti di lavoro, gli Scozzesi (i quali invece vogliono rimanere in Europa) pronti a chiedere un nuovo referendum per l’indipendenza, questa volta scontato nell’esito, che porterebbe alla disgregazione del Regno Unito. Insomma un suicidio politico prima ed economico poi di cui pian piano molti inglesi si stanno rendendo conto senza vedere una valida via d’uscita. Al di qua della Manica un terremoto economico e politico per l’Europa che è un progetto avviato e non completato e che adesso i mercati finanziari percepiscono (a torto o a ragione) ancor di più a rischio. Che sia un monito a tutti coloro che pensino di risolvere molti problemi in Italia uscendo dall’ euro…altro che -12% in un giorno… la borsa non aprirebbe proprio, i tassi di interesse sul debito italiano schizzerebbero alle stelle, il governo, incapace di finanziarsi sui mercati internazionali, per non far fallire il paese sarebbe costretto a chiedere soldi ai cittadini, attraverso un maxi patrimoniale e alzando le tasse, un assaggio lo abbiamo avuto con il governo Monti che ha dovuto fronteggiare un rischio simile…oppure basta vedere quanti sacrifici sono stati chiesti ai Greci perché i soldi allo stato greco non si prestavano volentieri se non a tassi elevati, tassi che sono scesi solo dopo la sicurezza per la Grecia di rimanere nell’area euro e nella comunità Europea.

L’unica soluzione, in particolare per un paese con alto debito e bassa crescita come l’Italia, è più Europa. La Brexit rappresenta una grande opportunità per l’Italia per contare di più in Europa e per costruire un’Europa migliore. Tutti ci auguriamo che i nostri leader siano capaci di farlo e che non debba vincere l’ignoranza!